venerdì 16 dicembre 2016

Scuola aperta per la Solidarietà…

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Il Natale è una delle feste più ricche di significato che coinvolge tutte le componenti della società e della vita scolastica ed induce ad atteggiamenti e comportamenti che toccano profondamente i sentimenti. Questa atmosfera può diventare lo sfondo per molteplici attività nella vita scolastica che, oltre a favorire lo sviluppo del “saper fare”, porta i nostri ragazzi a diventare promotori di solidarietà in collaborazione con gli insegnanti e le famiglie.



L’obiettivo è quello di sviluppare nei nostri allievi il senso di solidarietà, accoglienza, altruismo, pace e di potenziare l’inclusione scolastica.



Un ringraziamento particolare va a tutti i genitori che hanno aderito all’iniziativa collaborando nella realizzazione di oggetti di vario genere per arricchire gli stands (in particolare le sig.re Mariangela Bruno e Cinzia Cretì con le bamboline e i cartoncini d'invito e alla prof.ssa Valentina Malandugno per la realizzazione creativa di composizioni artistiche raffiguranti angeli, utili ad addobbare il presepe.








Ricordiamo gli orari di apertura ai genitori:

• plesso “Don Bosco”: 16 dicembre Mercatino della Solidarietà h. 16.30-18.30

• plesso “G. Abbate”: dal 15 al 22 dicembre Mercatino della Solidarietà





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martedì 13 dicembre 2016

Città del Libro: incontro con Samira Fatih

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Il giorno 25 Novembre 2016 le classi seconde della scuola “G. Abbate” hanno preso parte alla “Città del libro” di Campi Salentina. Arrivati a Campi, abbiamo fatto un giro per i vari stand, comprando anche dei libri: c’erano vari generi, dal fantasy, alle commedie romantiche, al giallo.
Dopo aver fatto merenda, ci siamo diretti, a piedi, all’auditorium della parrocchia “San Francesco d’Assisi” per assistere alla presentazione del libro Il paese più lontano del mondo (editore Besa, 2015) scritto da Samira Fatih, una giovane donna proveniente dal Marocco.

Il suo romanzo racconta del trasferimento immediato prima del padre e in seguito di tutta la famiglia.

Ecco la trama del libro:
“Il difficile cammino dell’integrazione, l’abbandono della patria e il distacco dalle proprie radici sono al centro di questo romanzo che si sviluppa con la freschezza di un diario e narra la storia di una famiglia di migranti attraverso la voce e lo sguardo della protagonista, prima bambina e poi ragazza. Una realtà fatta di partenze e ritorni, di telefonate a un papà che ha lasciato il Marocco per “il paese più lontano del mondo”, quell’Italia da dove porta vestiti e giocattoli per i suoi figli. Quando anche il resto della famiglia si trasferirà al Nord di quel paese lontanissimo per ricongiungersi al capofamiglia, per la protagonista e per i suoi cari comincerà la sfida di integrarsi in un contesto segnato da modi di vivere e usanze molto diverse, facendo i conti con la nostalgia per il paese d’origine.
Una scrittura semplice e spontanea per una storia che affonda nel cuore della nostra epoca e racconta senza ipocrisia le contraddizioni, ma anche la ricchezza umana di una società in cui convivono popoli diversi”.

L'autrice

Samira Fatih è la terza di quattro figli, è nata a Ouled Youssef, paese della regione di Tadla-Azilan chiamato il polmone verde del Marocco. A sei anni arriva in Italia ed ha sempre vissuto in trentino. Qui, per lei, inizia una nuova avventura fatta di paura, nostalgia, nuove amicizie...
All’età di 17 anni ritorna in Marocco dove vorrebbe incontrare nuovamente la sua migliore amica, ma improvvisamente scopre, da un’anziana signora, che Mariam non abita più lì. Dopo un periodo di tempo, l’autrice ritorna in Italia per trasferirsi definitivamente nel luogo in cui vivrà la sua vita e dove affronterà e condividerà le esperienze di una semplice ragazza.


DOMANDE

All'autrice, nel corso dell'incontro, sono state poste delle domande da parte di noi studenti. Ne riportiamo alcune:

1-E' stata mai vittima di bullismo o discriminazioni?

-Io, personalmente, no. Ma mia sorella, nella sua scuola in Italia, molti bulli la prendevano in giro per il colore della pelle e per le sue abitudini, chiamandola “Marocchina”.

2-Questo libro è stata per lei una terapia per renderla più felice oppure l'ha resa malinconica?

- Io sono andata da una mia amica psicologa e anche lei concordava con me sul fatto che per me scrivere questi momenti è stata una terapia per rendermi più felice.

3-Ha scritto altri libri oltre a quello che ci ha illustrato?

- No, ho scritto solo il libro “Il paese più lontano del mondo”, ma ho intenzione di scriverne altri.

4-Cosa l'ha colpita di più dei fatti accaduti nel suo paese?

- Mi ha colpito tanto la seconda guerra mondiale, avvenuta prima della mia nascita, non riesco a credere che sia stata una guerra così crudele.

5-E' ancora in contatto con la sua migliore amica proveniente dal Marocco?

-Si, rimango in contatto con lei sentendola al telefono, ogni giorno.


Giovanni Canzio (2^D)
Sofia Giangrande (2^B)
Vittoria Pichierri (2^D)
Alessia Spinelli (2^A)















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lunedì 12 dicembre 2016

Tito, il cantante piccoletto

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Matteo e Francesco Spedicato, musicisti Leccesi “stregati dalla musica”, hanno dato vita al progetto: “Tito, il cantante piccoletto”.

Il 29 novembre 2016, nella nostra scuola gli autori del progetto l’hanno illustrato.
Hanno iniziato il loro racconto riferendoci della genesi del progetto: un po' di tempo fa, una notte, dopo una lunga chiacchierata tra di loro, hanno deciso di scrivere una storia in cui il protagonista fosse un ragazzo Leccese che nel corso della sua fortunata carriera di cantante lirico (era un tenore) ha riscosso successi in molti teatri del mondo cantando le più importanti opere liriche. Si tratta del tenore Leccese Tito Schipa.




Ci hanno presentato il libro pensato e scritto da loro sul cantante Leccese. In merito alla copertina del libro sono andati da Pietro Schirinzi, tipografo, il quale ha aiutato gli autori relativamente all’immagine di Tito sulla copertina nonchè tutta la copertina del libro.



Successivamente ci hanno parlato del mondo dell’opera lirica, che nata in Italia nel 1600, paese che è conosciuto nel mondo per avere dato vita a questo tipo di teatro.

Hanno parlato poi di Tito Schipa.
L’infanzia di Tito è originale: già a due anni di età ascoltava una banda durante la festa patronale di San Oronzo a Lecce, e muovendo le mani imitava i movimenti delle braccia del direttore che sulla cassa armonica dirigeva la banda.

Da giovane si è trasferito a Milano per studiare (Milano è la città del Teatro alla Scala, traguardo importante per un cantante lirico). A Milano viveva in un piccolo appartamento insieme a due suoi conoscenti, che addirittura dormivano sullo stesso divano a causa della povertà.

Il suo primo grande successo lo ottenne in un Teatro molto importante nel mondo dell’opera mondiale: il San Carlo di Napoli, Teatro storico, dall’acustica perfetta.

Tito si trasferisce poi oltre Oceano, a Hollywood, in cui espresse un altro interesse della sua vita oltre a quello del canto: l’amore per gli animali, in particolare per una scimmia di nome Totò, per la quale a Londra Tito non volle cantare in un concerto in quanto i responsabili del teatro gli vietarono che la scimmia entrasse in teatro.

Gli autori del libro hanno vissuto ultimamente quattro mesi a New York, sono entrati in contatto con il teatro della città: il Metropolitan opera house, teatro prestigioso, molto grande che può ospitare migliaia e migliaia di spettatori.

Nel Teatro NewYorkese gli autori riferirono alle maestranze che sono originari di Lecce, il loro interlocutore disse loro: “….oh, la città di Tito Schipa…..”. Si meravigliarono in quanto loro si aspettavano che di Lecce si dicesse che è la città del barocco, così come Lecce è
conosciuta nel mondo, e non di un cantante lirico vissuto ormai molti anni fa.

Sempre nello stesso teatro, tra le varie foto degli artisti che vi hanno cantato, hanno visto anche quella di Tito Schipa; così come durante una cena in un ristorante, sempre a New York, hanno visto una foto dello stesso Tito, definito un “tenore di grazia” per la bellezza della sua voce e per la comprensione delle parole quando cantava, capacità questa che solo in pochi riescono a farlo.
Hanno evidenziato che Tito, tra l’altro, è anche famoso per essere stato il primo cantante lirico a cantare musica Jazz.

Grazie alla bellezza della sua voce, Tito Schipa divenne molto ricco; ma paradossalmente morì povero in quanto era molto generoso e donava danaro, beni a chi ne avesse bisogno.
Nel nostro territorio ha fondato il Conservatorio a Lecce, tuttora attivo. E’ stato anche attore girando un film: “chi è più felice di me?” In cui Tito dona e offre. Dona, tra le altre cose, un pallone e dei giochi a bambini in un orfanotrofio e canta per beneficenza per loro.

Nel mondo dell’opera, hanno continuato gli autori, tuttora i Teatri sono sempre più vuoti, e la responsabilità è anche dei cantanti lirici, che per loro ambizioni artistiche non esprimono la vera arte lirica, dimenticando che il teatro è di origine popolare.

Gli autori del libro, lo hanno pensato e scritto perché le nuove generazioni conoscano chi è stato Tito Schipa. E’ stato scritto in lingua Italiana e Inglese. Nella parte inglese hanno talvolta lasciato i termini dialettali leccesi (sebbene con la traduzione). Hanno iniziato a scriverlo nel gennaio 2015.

Gli autori hanno poi invitato alcuni alunni a porre delle domande, ad esempio: d.: qual è stata l’opera più cantata di G. Verdi da Tito Schipa? R.: L’opera è stata “Rigoletto di G. Verdi”.

Uno degli autori, Francesco Spedicato, insieme a tutti gli alunni della scuola secondaria, hanno cantato un brano popolare Leccese: “quandu te llai la facce la matina”, brano per l’occasione preparato con tutti gli alunni della scuola dal Prof. Francone, ed è risultata una bella esperienza.

L’incontro è terminato con un auspicio da parte degli autori ai ragazzi, quello di studiare in futuro anche fuori il nostro territorio, ma poi di ritornare per portare avanti le nostre tradizioni, di “credere nei nostri sogni” così come affermava Tito Schipa.

Il brano “vivere” del 1930 registrato da Tito Schipa, brano dedicato alla gioventù, ha chiuso l’interessante incontro, dandoci appuntamento nella prossima primavera in cui l’intero Istituto Polo 2 assisterà a una rappresentazione dedicata a Tito Schipa dal titolo: “Tito il cantante piccoletto”.

Prof. Paolo Francone

(docente di Educazione Musicale - Scuola Secondaria di I Grado "G. Abbate").


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Scuola aperta per la solidarietà

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venerdì 9 dicembre 2016

PROGETTO " GIUSTIZIA E LEGALITA' "

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DIALOGO CON L’AVVOCATO AGNESE CAPRIOLI

CLASSE III A e III C

1. Perché ha scelto di diventare avvocato? Che studi ha dovuto compiere?
Non è facile dire perché ho scelto questo lavoro; quando mi sono iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza non avevo le idee chiarissime, ma ho capito fin da subito di non voler fare il Magistrato o intraprendere altri percorsi, così ho deciso di voler fare l'avvocato. Per diventare avvocato minorile ho seguito un corso di specializzazione e ancora oggi seguo corsi di formazione e aggiornamento, perché non si finisce mai di imparare. Fare l'avvocato non è facile ma è bello, perché si ha una grande responsabilità; le persone hanno fiducia in te e si affidano a te.
2. Ha dovuto fare un concorso per diventare avvocato?
Dopo la laurea ho fatto la pratica forense. E’ una pratica molto faticosa perché si deve seguire 24 ore su 24 il proprio dominus, cioè l'avvocato a cui si è affidati, e “rubargli” tutti i segreti. Successivamente al percorso della pratica forense si deve effettuare un Esame di Stato, che consta in tre prove scritte e una orale suddivisa in sei materie. Superati gli Esami di Stato si è idonei per questo lavoro.
3. Come mai ha scelto di specializzarsi in diritto minorile?
All' inizio nel mio settore non vi erano molti avvocati che si occupavano di diritto minorile. E' stata una scelta considerata un po' come una missione, mi è piaciuta molto la materia che riguardava il diritto civile. All'inizio pensavo che fosse qualcosa di semplice, ma studiando ho capito che è molto difficile, perciò io la considero come una missione.
4. Da quanto tempo fa l'avvocato? Si è sempre occupata di minori?
Nel 1998 sono diventata Avvocato; dal 2000 invece mi occupo di diritto minorile.
5. Di cosa si occupa un avvocato specializzato nel diritto dei minori? Bisogna avere delle doti umane oltre che professionali?
Un avvocato specializzato in diritto minorile si occupa soprattutto della rieducazione del minore. Si, sicuramente bisogna avere doti umane oltre che professionali, perché il mio compito non è quello di applicare una legge, ma quello di capire che esigenze ha il ragazzo che ha compiuto il reato e le motivazioni.
6. Le sono capitati casi difficili da risolvere? Ha mai dovuto difendere un ragazzo che ha commesso un omicidio?
Non esiste un caso facile. Anche i casi più banali sono difficili perché in ogni caso mi approccio con personalità diverse. Si, ho dovuto difendere un ragazzo che ha commesso un omicidio solo durante la pratica forense quando affiancavo un avvocato.
7. Le è mai capitato di difendere ragazzi che hanno commesso reati di abusi sessuali?
Si, mi sto occupando di un caso simile proprio in questi giorni. Di solito nei reati di abuso sessuale mi sono sempre occupata di difendere la parte offesa; ora mi sto cimentando nel difendere il reo.
In seguito alla denuncia, vengono svolte consulenze tecniche per accertare tutti i fatti.
8. Che cosa prevede la legge italiana rispetto alla rieducazione dei minori? Quale percorso deve compiere un ragazzo per dover tornare in libertà? Per quanto tempo?
La legge italiana che riguarda i minori è mirata alla loro rieducazione. Chiunque sbagli deve capire e rivedere i propri errori. In un processo minorile non si arriva quasi mai al carcere, tranne in casi estremi. Il percorso vede varie fasi: una di queste è la "Messa alla Prova". Gli avvocati e gli assistenti sociali progettano un percorso per il ragazzo che in un determinato arco di tempo deve dimostrare di raggiungere una certa media scolastica, praticare sport, volontariato nel tempo libero, etc. Se questa prova condurrà ad esito positivo la pena verrà estinta.
9. Che cosa accade al compimento della maggiore età di un ragazzo che ha commesso un reato prima dei diciotto anni?
Un ragazzo che ha commesso un reato prima dei 18 anni godrà dei benefici che offre l'Istituto minorile.
10. Quali conseguenze ha la famiglia del minorenne che ha commesso un reato?
Una delle conseguenze per la famiglia sarà di natura economica, necessaria a risarcire il danno materiale che è stato provocato dal reato. Inoltre gli assistenti sociali terranno colloqui con tutta la famiglia, poiché è proprio dentro essa che spesso vi sono problemi.
11. Quali sono le responsabilità dei genitori il cui figlio ha commesso un reato?
Se non si hanno 14 anni non c'è la responsabilità; il tribunale si prende carico del minore e lo aiuta. Il caso più difficili si hanno quando i genitori, non hanno la capacità di prendersi cura del ragazzo.
12. I ragazzi che hanno commesso un reato vengono portati in tribunale?
Si, per i ragazzi esiste un tribunale specifico che si occupa di loro: Il Tribunale dei Minori.
13. Ha mai pensato di cambiare lavoro perché si è trovata in difficoltà?
No, credo che proprio le difficoltà aiutino a crescere.
14. Usa una strategia particolare per difendere i suoi clienti?
No, non ci sono strategie, ogni caso a sé.
15. Se vengo scoperto a spacciare droga sono perseguibile? Mi conviene dire tutta la verità al mio avvocato affinché possa difendermi? Se dico la verità la mia pena viene ridotta?
Se hai meno di 14 anni non sei perseguibile; il tuo nome verrà segnalato al Tribunale dei Minori e gli assistenti sociali indagano sul minore, parlano con gli insegnanti chiedendo il profitto scolastico e cercano di scoprire le frequentazioni fuori dalla scuola e dalla famiglia. Con l'avvocato non ci sono segreti perché ti può aiutare, in genere la verità va detta sempre.
16. Lei si occupa di affido dei minori?
Si, si può avere l'affido quando i genitori hanno difficoltà e possono chiedere aiuto ad un altra famiglia; si firmerà un contratto che può durare massimo due anni, in questo periodo si possono incontrare i genitori biologici.
Invece l'adozione si ha quando i genitori non ci sono più o quando non sono idonei. In questo caso si avvia una procedura più complessa che può durare anni, molto accurata che ha moltissime fasi, al termine delle quali il bimbo è adottabile. Chi adotta è soggetto a delle selezioni meticolosissime, superate le quali è possibile adottare un bambino. Un maggiorenne può essere adottato con il suo consenso e quello al completo della famiglia in cui va ad inserirsi.
17. Ha mai ricevuto minacce da parte dei ragazzi compromessi con la legge?
Dai ragazzi mai, ma nelle situazioni di allontanamento del minore, a volte, ricevo minacce dalla famiglia. Molte volte le minacce sono anche anonime, perché in giro c'è tanta omertà.
18. Ha rinunciato mai a difendere un ragazzo per motivi etici? Per esempio un ragazzo che ha confessato un omicidio?
No, per me è una missione, ogni volta cerco di trovare sempre il bene o la parte migliore in tutti.
19. Quali sono nel nostro territorio i reati maggiormente commessi dai ragazzi della nostra età?
I reati commessi sono di tutti i generi, ci sono reati bagatellari (banali), ma quelli più diffusi sono legati alla tossicodipendenza. Ci possono essere anche casi collegati ad uno sciopero scolastico; a volte si arriva a commettere un reato anche per una bravata, entrando di notte nella scuola, magari per lasciare un biglietto alla fidanzata o per fare qualche scherzo.
20. Cosa accade ai genitori che sfruttano i figli minorenni per spacciare?
I ragazzi vengono allontanati dalla famiglia, i genitori subiscono un processo penale e i ragazzi vengono mandati in un Istituto e di notte, se i genitori hanno ancora la custodia e non sono in carcere, i rispettivi figli vengono mandati a dormire a casa.
21. Se potesse, oggi, sceglierebbe un altro lavoro? Se è si, quale?
Si, avrei voluto fare l’insegnante come mia madre che ha insegnato lettere alle scuole medie, ma sono felice per la mia scelta, quella di fare l’Avvocato, anche se spesso non dormo la notte perché vorrei poter fare di più quando leggo una richiesta d'aiuto negli occhi dei ragazzi. Non voglio cambiare lavoro, perché come ho già anticipato prima il mio lavoro è una missione.
22. Lei frequenta il carcere minorile, come trascorrono i ragazzi detenuti?
Non esiste il carcere minorile, solo in casi estremi si arriva a questa soluzione. Non è un carcere come quello degli adulti, si tratta di un Istituto di Rieducazione minorile nel quale i ragazzi trascorrono la giornata come persone comuni: vanno a scuola e praticano altre attività parallele come il restauro di mobili. Molti di loro escono da lì come persone nuove.
23. Nel suo lavoro è affiancata da altre figure professionali?
Si, sono affiancata da psicologi, insegnanti, pediatri, psicoterapeuti che mi aiutano a capire la situazione.
24. Secondo la sua esperienza, i ragazzi che escono dal carcere ritornano a delinquere?

Il 50% sì e il 50% no. Se si vive in un ambiente pericoloso sicuramente ritorna a delinquere, ma un ragazzo uscito dall'Istituto, dopo avere superato la "Messa alla prova", spesso diventa pulito.

25. Ha incontrato ostacoli o difficoltà in un contesto di lavoro generalmente maschile?


In realtà è quasi completamente femminile; forse la difficoltà è proprio di non avere un confronto maschile perché noi donne, essendo più sensibili, ci creiamo molti più problemi.














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Progetto "Giustizia e legalità"

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